L’Antropocrazia è una piattaforma matematica.

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Ogni giorno possiamo appurare che la terra gira da sola e che i padroni del mondo non hanno le chiavi dei meccanismi celesti.

Quali sono gli ostacoli che ci impediscono di credere nella possibilità di un mondo senza prepotenze, sopraffazioni, avidità etc.? Perché la stragrande parte dell’umanità soccombe allo strapotere di pochi? E questi pochi, come sono riusciti a convincere miliardi di persone che la povertà è legale e inevitabile?

I ricchi e i poveri

Per essere più diretti dividiamo l’umanità in due categorie, i ricchi e i poveri, i primi si possono contare in migliaia, i secondi in miliardi, in sostanza il rapporto di uno su un milione (1/1.000.000), vertice e base di uno schema piramidale.

Alcuni ricchi pensano alle loro ricchezze come a una lotteria, si giustificano con gli alibi forniti dal sistema e pensano che qualcuno doveva pur essere baciato dalla fortuna. Altri, gli sceneggiatori al vertice, vivono in un mondo organizzato da loro e per loro. Come in una fiction, tutto è verosimile, e a noi, questo schema montato ad arte per privarci di tutti i beni del mondo e impoverirci fino all’ultimo centesimo, sembra normale e persuasivo. Incapaci di stabilire con chiarezza i pilastri su cui è retto tutto l’impianto, ci sentiamo impotenti come di fronte a un dogma. L’umanità, tapina, non ha neanche la forza e gli elementi per mettere in discussione l’illegalità e la mancanza di diritto in cui versa, presa 24 ore su 24 a sopravvivere nella gabbia, a girare per altri la ruota come i criceti.

L’accumulo

I ricchi non hanno rubato le piccole o immense ricchezze che oggi detengono, quasi tutti i beni accumulati sono stati conquistati in modo legale, è il sistema che non pone limiti. Il trasferimento di ricchezze dall’economia reale alla speculazione è una dinamica dell’impianto finanziario e poiché non è stato fissato alcun limite all’accumulo, ogni uomo potrebbe potenzialmente diventare il solo proprietario di tutti i beni presenti sulla terra. Ciò non accadrà sicuramente, ma è importante rilevare come neanche la possibilità sia stata esclusa “per iscritto”.

Il denaro accumulato sottrae potere d’acquisto alla collettività, perché chi lo detiene non ha la capacità di spenderlo nell’economia reale, cioè di riversarlo nel circuito economico attraverso prestazioni da lavoro e servizi necessari per realizzare i beni da comprare. L’economia è un circuito, se si sottrae denaro al potere d’acquisto generale, vengono a mancare la richiesta di beni e il lavoro. Il denaro è solo uno strumento virtuale e, come sanno anche le pietre, dietro il denaro non c’è alcun controvalore. Per servire all’economia, che è un’organizzazione che ci siamo dati per gli scambi, il denaro deve essere necessariamente circolante.

Il capitalismo finanziario è stato anche funzionale, e fino a un certo grado ha consentito il progresso, poi ha superato il punto di equilibrio perdendo l’originaria utilità. In assenza di spazi da conquistare, il capitalismo finanziario ora può solo divorare se stesso fino a rendere inutilizzabile qualsiasi valore monetario in circolazione.

Non possiamo che constatare come così stiano le cose e quindi passare oltre. Per superare l’impasse dobbiamo avere una strategia mirata a evitare l’accumulo monetario e a risolvere il problema del reddito per liberare dalla gabbia miliardi di persone esasperate.

Con la fiscalità monetaria risolviamo il problema dell’accumulo e reperiamo il denaro per il reddito di cittadinanza universale, un reddito mensile da corrispondere a tutti i cittadini dalla nascita.

I limiti dell’attuale sistema di tassazione.

Oggi il 90% delle tasse incamerate dallo Stato proviene dalle classi medie e dai poveri che le versano quotidianamente acquistando beni di necessità e di consumo. Ricchezze immense non vengono prese in considerazione come base fiscale mentre si spogliano i cittadini di tutti i loro averi. Questo sistema produce l’accumulo, la povertà, la disoccupazione universalizzata. E’ necessario apportare correzioni.

L’attuale sistema di tassazione dipende dalle prestazioni del mercato nazionale. Il PIL è un parametro economico numerico, come dato e riferimento di base imponibile non è portatore di certezze come lo è il denaro. Lo Stato ogni anno deve incamerare almeno 500 miliardi di tasse, se gli scambi sul mercato economico sono stati insufficienti, cioè se i cittadini hanno ridotto gli acquisti, nelle casse statali entrerà meno denaro per la spesa pubblica. Allora lo Stato dovrà ricorrere ancora al debito che, come sappiamo, è in continuo aumento.

Lo Stato raccoglie le maggiori tasse tutti i giorni, perché le preleva alla fonte e in modo diretto dai cittadini attraverso i consumi. Tendiamo a pensare che l’IVA sia l’unica tassa che si scarica sui prodotti che acquistiamo, l’IVA invece è solo l’ultima tassa che si aggiunge a quelle che si sono generate durante tutto il ciclo di produzione. Prima di determinare il prezzo di vendita, il produttore di beni o servizi deve calcolare i costi netti e l’incidenza di tassazione per scaricarle sul prezzo del prodotto o servizio. Alla maggioranza dei cittadini queste tasse passano abbastanza inosservate e quando acquistiamo tendiamo a stabilire il valore dell’oggetto con il prezzo di acquisto. Non sappiamo che il prodotto costerebbe la metà se lo Stato non vi imponesse le tasse. Perdiamo la percezione della tassazione generale perché abbiamo fissato il prelievo fiscale nel momento canonico della dichiarazione dei redditi.

Quando l’informazione parla di evasori totali dice una falsità, perché nessuno può sopravvivere senza consumare, e quando consuma paga le imposte perché acquista dei prodotti tassati. Ed è anche inesatto dire che ci sono categorie più tassate di altre, perché tutte le tasse si scaricano sui consumi, esse sono caricate su tutti i prodotti o servizi generati e venduti sul mercato. Su ogni merce o servizio si sono scaricati gli oneri che l’imprenditore sostiene per i suoi dipendenti, le varie accise, il costo delle bollette, etc. Tutti i balzelli che lo Stato vorrà inventarsi li pagheranno in prevalenza i cittadini consumando.

La fiscalità monetaria.

La fiscalità monetaria consente allo Stato di disporre di una base imponibile certa, perché il denaro è un dato numerico in rete, non ha andamento e non oscilla come il mercato. Inoltre con il prelievo percentuale dalla massa monetaria lo Stato ha anche uno strumento agevole perché può alzare o abbassare l’asticella percentuale secondo necessità, senza che ciò sia percepito in maniera notevole dai cittadini.

Per evitare la paralisi lo Stato può spostare la leva fiscale e incamerare una tassa unica dalla massa monetaria, e ognuno può pagare “solo” nella misura dei valori monetari che detiene. Tutto il resto è fuori da ogni tassazione. In questa situazione, una economia reale totalmente esentasse, i prezzi dimezzano e il denaro vale il doppio. Conviene a tutti.

Giusy Romano

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