La trappola sistemica

PITAGORA

Articolo in pdf La trappola sistemica

Gli errori dell’attuale schema socio-economico e gli strumenti correttivi proposti dall’Antropocrazia descritti in un’immaginaria conversazione tra Pitagora e un gruppo indeterminato di persone. Il dialogo è preceduto dal seguente quesito:

In panetteria un cliente ricco e uno povero comprano un chilo di pane spendendo entrambi 4 euro, dov’è il problema?”

Dati del problema 1) I due clienti comprano lo stesso tipo di pane. 2) Uno è ricco, l’altro è povero. 3) Il pane costa 4 euro al chilo. 4) L’incidenza della tassazione statale è di 2 euro al chilo.

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DIALOGO CON PITAGORA – dall’aldiquà all’aldilà

Aldiquà: Pronto Pitagora possiamo disturbarla?

Aldilà: Eccomi, qual è il problema?

Aldiquà: Il problema è il seguente: In panetteria un cliente ricco….ecc. ecc.

Aldilà: Va bene datemi qualche ora per pensarci, sentiamoci domani.

…..Il giorno dopo

Aldiquà: Pronto Pitagora ci sente?

Aldilà: Sono qua, dunque…

Aldiquà: Allora? Aspettiamo solo di sentire la soluzione.

Aldilà: Calmi calmi, si tratta di una cosa complessa, devo andare alle origini, arrivederci alla settimana prossima.

Aldiquà: Ma come! ancora non ha trovato la soluzione, per lei dovrebbe essere semplicissima, Lei il grande matematico di Samo.

Aldilà: Non m’adulate e lasciatemi ragionare.

…..Una settimana dopo

Aldiquà: Pronto Pitagora e allora?

Aldilà: Ehm devo ancora ….click

Aldiquà: Pronto, è caduta la linea, stava dicendo che non è ancora riuscito a trovare la soluzione.

Aldilà: Scherzavo, allora per prima cosa mi sono soffermato sul ricco e sul povero.

Aldiquà: Capirai, ha scoperto le differenze sociali!

Aldilà: Guardate che non è una cosa da niente, il dato fondamentale del problema è quanto siano ampie queste differenze.

Aldiquà: Cioè?

Aldilà: Oggi il vostro 90% delle ricchezze è concentrato nelle mani del 10% della popolazione mondiale, il 10% delle ricchezze rimanenti è spartito dal restante 90% degli abitanti della terra.

Aldiquà: Effettivamente questa spartizione eccessiva per pochi e insufficiente per tanti è avvenuta in un processo lento e inesorabile.

Aldilà: Già, nel vostro sistema socio economico la spartizione dei beni dipende da dinamiche che inevitabilmente porteranno sempre più a una concentrazione di ricchezze per pochi da una parte e diminuzione per tutti dall’altra. Certo che…

Aldiquà: Certo che cosa?

Aldilà: No niente, pensavo solo che in questo processo lento e inesorabile come avete appena detto, forse vi eravate distratti.

Aldiquà: Senta Pitagora, non è tanto facile capire qualcosa di economia quando pure i giornalisti trascurano la materia e confondono i milioni con i miliardi nel riportare le notizie economiche. Noi sappiamo molte altre cose, non per vantarci ma siamo in grado di descriverle minuto per minuto la finale dei mitici mondiali del 1982 quando abbiamo vinto 3 a 1 contro la Germania.

Aldilà:  Si bella finale, certo che quel Rossi…Riguardo a saperci poco di economia non ve ne faccio una colpa, ho perfino il sospetto che mentre voi vi intrattenevate con lo sport le cose siano state complicate proprio per non farvele comprendere.

Aldiquà: E poi tutti quei termini tecnici, noi dopo anni abbiamo capito che lo spread è il differenziale degli interessi che ciascuno Stato deve pagare secondo la sua affidabilità.

Aldilà: Già, gli investitori vogliono una percentuale alta per il rischio che corrono nel prestarvi i loro capitali, così decidono se dovete vivere o morire.

Aldiquà: Vivere o morire?, adesso non esageriamo…

Aldilà: Sapete, gli investitori sono molti, ma pochi di loro detengono pacchetti azionari talmente grandi da destabilizzare nazioni intere…

Aldiquà: E come?

Aldilà: Semplicemente mettendo in vendita all’improvviso i loro grossi pacchetti di titoli statali, gli altri piccoli speculatori seguono l’andamento inaspettato e vendono anche loro. A quel punto la fiducia di quel paese diminuisce e la percentuale d’interesse preteso dagli speculatori per ricomprare quei titoli si alza.

Aldiquà: Ma allora siamo fregati!

Aldilà: E’ normale… nella vostra società il denaro è l’unico mezzo per gli scambi, e se voi non ne disponete, dovete chiederlo a chi l’ha, chi ne possiede in grosse quantità vuole cederlo alle sue condizioni, che ovviamente sono a suo vantaggio. Pensate che da voi in Italia un quinto della spesa pubblica, esclusi i titoli che sono compravenduti, è destinato agli interessi sul debito pubblico. Una cosa da non crederci, cento miliardi che passano nelle mani degli speculatori che accumulano capitali su capitali, tassati solo in senso simbolico.

Aldiquà: Quante cose si potrebbe fare disponendo anche di quel quinto destinato agli speculatori.

Aldilà: Attenzione però a non fare di tutta l’erba, un fascio. Il vostro debito è anche in mano a piccoli risparmiatori, cittadini e cittadine che hanno affidato i loro modesti capitali per una piccola rendita.

Aldiquà: Eh si, sarebbe immorale prendersela con i loro averi. Se solo si potesse trovare il modo di onorare tutti i debiti e invertire la rotta!

Aldilà: Invertire la rotta è l’espressione giusta, passare da un sistema esclusivo a uno inclusivo.

Aldiquà: Ma torniamo al nostro problema del ricco e del povero.

Aldilà: Avete detto bene, è proprio un vostro problema, vediamo come posso aiutarvi. Come ho detto il vostro sistema è destinato a concentrare sempre più le ricchezze nelle mani di pochi. Vedete, fino a poco tempo fa, voi eravate parte attiva del circuito economico perché la maggior parte di voi aveva un lavoro e quindi un reddito, e la disponibilità dei beni, purché modesta, era alla portata.

Aldiquà: infatti, il problema numero uno per noi è la mancanza di lavoro.

Aldilà: E’ qui che vi volevo… come siete contorti!. Ma se volevate il lavoro per tutti perché avete escogitato tutto quelle macchine che vi sostituiscono lavorando al posto vostro 24 ore su 24?

Aldiquà: Le abbiamo inventate per eliminare la fatica fisica.

Aldilà: E invece ora chi possiede le macchine produce e guadagna senza il vostro contributo.

Aldiquà: Proprio così, e sempre più persone sono estromesse dai cicli produttivi.

Aldilà: E non solo, c’è quell’altra scienza meravigliosa che avete inventato, l’informatica, ho potuto costatare che anche l’informatica ha ridotto molti posti di lavoro, il lavoro che facevano impiegati e impiegate è stato rimpiazzato da programmi che elaborano i dati in modo preciso.

Aldiquà: Qui da noi in Italia d’impiegati ne sono rimasti ancora tanti nell’apparato statale.

Aldilà: In Italia il posto di lavoro statale era molto ambito, davvero una garanzia di reddito a vita, poi tanti impiegati accrescevano il consenso politico e diminuivano i disoccupati, questa tendenza ad assumere massicciamente è stata usata dai vostri governanti per rinviare il problema, in compenso ha prodotto una burocrazia esorbitante.

Aldiquà: La burocrazia in Italia è un mostro avviluppante, non puoi fare un passo senza dover produrre dichiarazioni dietro pagamento per il rilascio. Per non parlare delle imprese che sono vessate a più non posso…

Aldilà: Le imprese Italiane sono messe alle strette, e pensare che col vostro attuale sistema sono loro la gallina dalle uova d’oro. Le aziende italiane realizzano prodotti ambiti da tutti i mercati, ma sono imprigionate in gabbie burocratiche con regole costose e subiscono una tassazione insostenibile, e per dipiù sono aggredite dalla concorrenza estera a prezzi bassi.

Aldiquà: Lo sa che da noi un dipendente costa all’azienda quasi il doppio di quello che gli viene in tasca?

Aldilà: Lo so, ho studiato, ma andiamo avanti. Questa concentrazione di ricchezze presto diventerà insostenibile, sempre più persone senza lavoro e senza reddito saranno estromesse dai consumi. Dopo aver rinunciato ai beni non indispensabili questi uomini e queste donne si ribelleranno perché non potranno fare a meno dei beni essenziali.

Aldiquà: Se è per questo, ci ribelliamo già tutti i giorni, ogni giorno chiediamo ai nostri governanti di migliorare le nostre condizioni sociali, e lo facciamo con manifestazioni, presidi, perfino con proposte.

Aldilà: Se pensate che i vostri governanti capiscano i vostri problemi siete messi male. Quelli non possono immedesimarsi con voi, vivono sulla loro nuvoletta dorata nelle loro condizioni di privilegio, non sono lambiti dalle difficoltà come voi e non vi possono comprendere. Al massimo si limitano alla solita litania nei loro interventi televisivi: giovani, lavoro, famiglia…ma sono sicuro al cento per cento che non abbiano un chiaro controllo delle cose di Stato e manchi loro lungimiranza nel trovare soluzioni.

Aldiquà: Ma noi li abbiamo votati per fare il nostro bene.

Aldilà: Si forse fare il vostro bene era nelle loro intenzioni, non voglio dire che siano malvagi, ma non sono all’altezza dei problemi e non possono risolverli senza veder compromessi i loro vantaggi acquisiti.

Aldiquà: Da poco in Italia abbiamo un nuovo movimento politico che promette bene.

Aldilà: Si lo seguo anch’io con attenzione, l’impostazione mi sembra buona, perlomeno le premesse su cui è basato non consentono ai rappresentanti eletti di adagiarsi sulla nuvoletta dorata e perdere l’immedesimazione con i cittadini. Ma torniamo al problema, il ricco e il povero li ho inquadrati nella situazione che vi ho esposto, a questo punto veniamo al prezzo del pane.

Aldiquà: Siamo tutti orecchie.

Aldilà: Il problema è questo. Lo Stato tassa merci e servizi per mantenere le sue spese. Le tasse su merci e servizi sono uguali tanto per il ricco quanto per il povero. Con l’attuale sistema di tassazione il ricco e il povero contribuiscono al mantenimento dei servizi Statali versando la stessa quota di tasse che si sono scaricate sui prodotti che entrambi consumano.

Aldiquà: Interessante spiegaci meglio

Aldilà: Vedete il problema è la tassazione sui consumi. Il ricco non contribuisce in proporzione alle sue capacità finanziarie al mantenimento dei servizi statali quanto contribuisce invece il povero. Il povero in quanto povero spende la maggior parte dei suoi soldi nei consumi, e la metà di quanto spende sono tasse. Il ricco, per quanto possa permettersi ogni tipo di lusso, non riuscirà a consumare nella misura dei capitali che detiene.

Aldiquà: Certo non può mangiare più di tre volte il giorno, potrà acquistare belle macchine e case lussuose ma da qui a spendere tutti i soldi…

Aldilà: Anzi di soldi ne accumula sempre di più… rammentate il processo lento e inesorabile della concentrazione di ricchezze?

Aldiquà: Grazie Pitagora per aver averci spiegato le cause del problema, e scusa se ti abbiamo scomodato.

Aldilà: Nessun disturbo, anzi è stato un piacere. Ma…. Non vi interessa sapere che il povero potrebbe comprare il pane dal panettiere a metà prezzo, quindi a due euro al chilo?

Aldiquà: Siii. E’ giusto che i due euro di tassazione sul pane li paghi solo il ricco!

Aldilà: Non ci siamo proprio. Anche il ricco pagherà il pane 2 euro al chilo anziché 4 euro come ora.

Aldiquà: E allora lo Stato dove li preleva i soldi per mantenere la spesa pubblica?

Aldilà: Ah come siete sprovveduti! – Col vostro sistema se i poveri fossero totalmente detassati, non ci sarebbero che misere entrate per lo Stato. Difatti, la maggior parte delle entrate statali le versa il povero pagando le tasse sui beni che acquista, e poiché i poveri sono il 90% dei cittadini del mondo, il 90% delle entrate statali proviene da loro, mentre i ricchi, che sono pochi, contribuiscono in misura insignificante alle entrate basate da tassazione sui prodotti, sui redditi e sul lavoro, oltre alle accise e monopoli.

Aldiquà: Se abbiamo capito bene, le tasse le pagano i poveri che sono il 90% degli abitanti della terra, il peso fiscale si abbatte sui poveri assorbendo il 50% delle loro risorse monetarie, mentre ai ricchi la percentuale d’incidenza della tassazione non gli fa neanche il solletico, soprattutto ai possessori di enormi capitali.

Aldilà: Nel vostro sistema l’accumulo di ricchezze è consentito senza limiti, e poiché il denaro non è tassato che in modo simbolico, questo tende ad accrescere sempre più nelle mani dei pochi che speculando con i loro capitali ne detengono sempre di più.

Aldiquà: E allora? Qual è la soluzione.

Aldilà: La soluzione è trasformare il vostro attuale sistema socio economico da esclusivo per pochi, a inclusivo per tutti, una vera e propria redistribuzione delle ricchezze. Adesso vi saluto e ci vediamo tra due settimane.

Aldiquà: Ma come, noi abbiamo ancora tempo… e poi ci lasci sul più bello.

Aldilà: Per ora mi fermo qui, devo cogitare su come realizzare un sistema inclusivo per tutti.

…..E invece la settimana successiva.

Aldilà: Ehi della terra, ci siete?

Aldiquà: Pitagora che sorpresa non ti aspettavamo che tra una settimana.

Aldilà: E’ invece ho fatto prima, vi disturbo?

Aldiquà: Veramente siamo in coda all’ufficio di collocamento, siamo qui da ore e c’è ancora un mucchio di persone davanti a noi.

Aldilà: Si certo, nel vostro sistema potete sopravvivere solo se lavorate, vi rivolgete all’ufficio di collocamento che invece può collocare solo se stesso. Eppure tutto ciò è inutile, vi siete dimenticati che avete affidato il vostro lavoro alle macchine? Al massimo possono offrirvi qualche lavoro sottopagato nei call-center per sedurre la gente con le offerte del vostro capo che nemmeno conoscete personalmente.

Aldiquà: E’ vero, infatti, la maggior parte delle offerte di lavoro proviene da compagnie che propongono i loro servizi a un prezzo sempre minore, anche se poi la bolletta che arriva non corrisponde a quello che si credeva di spendere.

Aldilà: Voi vivete in un sistema esclusivo e queste tecniche lucrative con sottili omissioni sono tollerate.

Aldiquà: Per oggi rinunciamo a cercarci un lavoro, siamo ansiosi di sentire le tue soluzioni.

Aldilà: Per prima cosa bisogna ridurre le differenze sociali tra il ricco e il povero.

Aldiquà: E come?

Aldilà: Ridistribuendo le ricchezze, ergo tassando il denaro.

Aldiquà: Figo!

Aldilà: Figo? cosa significa?

Aldiquà: E’ un nostro modo moderno per rendere l’idea che approviamo qualcosa.

Aldilà: Ah grazie, sarei quasi pronto a ridiscendere tra di voi, questo vostro linguaggio moderno è stravagante.

Aldiquà: Dicevi della tassazione sul denaro…

Aldilà: Più precisamente potete chiamarla fiscalità monetaria, una tassa unica sul denaro, prelevata in misura percentuale sui capitali detenuti. Per esempio sulla vostra massa monetaria con un prelievo dell’8% se hai 1000 paghi 80, se hai 10.000 paghi 800 e così via.

Conseguente eliminazione di tutte le tassazioni che sono considerate nell’attuale base imponibile, cioè sui redditi, sul lavoro, sui prodotti, monopoli e accise. La leva fiscale che ha come base imponibile il denaro, produce il raddoppio del potere d’acquisto perché i prezzi dimezzano venendo meno i carichi fiscali precedenti.

Aldiquà: In pratica spenderemmo la metà perché il denaro varrà il doppio. E come si fa a tassare la massa monetaria?

Aldilà: Con l’informatica, vi ricordate quando vi ho detto di come sono rimasto affascinato da questa meravigliosa scienza che avete inventato? Ebbene l’informatica è parte della soluzione perché il denaro elettronico è un dato digitale.

Ora vi spiego. La massa di denaro digitale corrisponde al 99% della moneta in circolazione ed è detenuta e attestata all’interno di un circuito bancario, ogni conto presente in questo circuito è rappresentato da moneta elettronica, bit di dati che possono essere trasferiti alla velocità della luce in accredito o in addebito da un conto bancario a un altro.

Aldiquà: Il denaro elettronico è molto pratico, non siamo riusciti a estendere questo strumento ai piccoli pagamenti, caffè, giornale etc. dove usiamo ancora le banconote e le monete, ma abbiamo le tecnologie per arrivare alla sola circolazione monetaria elettronica. Così poi si potrebbe tassare la totalità della massa monetaria.

Aldilà: Eh le avessi avute io le vostre tecnologie…guardate che il problema della circolazione cartacea non è tanto che lo Stato arrivi a tassare il 100% del denaro circolante, in fondo la moneta cartacea rappresenta meno dell’1% della massa monetaria.

Aldiquà: E’ vero e poi ci sono gli anziani che non riescono a prendere confidenza con i sistemi di pagamento elettronici.

Aldilà: Esattamente come dite voi, e sotto quest’aspetto bisogna accettare le difficoltà culturali, e nel corso della storia le difficoltà culturali sono state sempre superate dalle nuove generazioni.

Lasciatemi comunque aggiungere che la sola circolazione monetaria elettronica produrrebbe l’autoeliminazione delle mafie, nel vostro paese questi gruppi organizzati a scopo di lucro fanno giri d’affari per 170 miliardi di euro l’anno, un business gigantesco che si alimenta solo di denaro contante.

Aldiquà: Business, bit, ma Pitagora conosci anche l’Inglese?

Aldilà: Per portarvi la soluzione ho dovuto informarmi e per farlo ho scoperto un’altra cosa meravigliosa che avete escogitato, sono rimasto sbalordito quando ho scoperto internet, un’enciclopedia infinita d’informazioni aggiornate all’istante, e come saprete senza l’inglese l’accesso alle informazioni su internet è piuttosto un problema.

Aldiquà: Comunque le mafie son dure a morire.

Aldilà: Per loro è dura anche vivere. Le mafie sono molto affaccendate, pensate che ogni giorno devono ricollocare mezzo miliardo di moneta contante, un enorme lavoro per loro.

Aldiquà: Sappiamo che dietro molti negozi “compro oro” ci sono le organizzazioni criminali.

Aldilà: Le mafie acquistano metallo prezioso e si liberano del denaro contante che non può essere accumulato in gran quantità senza che si creino destabilizzazioni alla circolazione cartacea che deve essere tenuta entro una certa soglia stabilita dal circuito bancario.

Aldiquà: Che poi anche l’oro finisce, e non è detto che le famiglie in stato di necessità siano tutte disposte a liberarsi dei loro gioielli.

Aldilà: Quindi ricapitolando – Eliminazione di tutte le entrate fiscali che si scaricano sui consumi e tassazione monetaria unica con prelievo percentuale dalla massa monetaria. Con una semplice trasmissione di dati digitali il circuito bancario preleva dai conti correnti una percentuale di denaro e accredita la somma del prelievo totale sul conto dello Stato.

Aldiquà: Ma per i ricchi non è conveniente, non vorranno sentirne parlare e si opporranno.

Aldilà: All’inizio forse sì, ma poi capiranno che l’attuale sistema perderà l’equilibrio, ne sono sicuro al duecento per cento.

Aldiquà: Ma Pitagora, il duecento per cento? Al massimo puoi arrivare al cento di cento.

Aldilà: Si, mi sono preso una licenza matematica, ma solo per dimostrarvi che al ricco, allo stato attuale delle cose, un sistema inclusivo conviene il doppio che al povero.

Aldiquà: Questa e bella!

Aldilà: Mettiamola così, oggi il ricco è sempre più ricco perché il vostro sistema tende a fargli accumulare il denaro che il povero perde.

Aldiquà: Si forse cominciamo a capire, il povero perde sempre più denaro perché lo Stato glielo toglie con le tasse, che aumentano continuamente perché le entrate non sono sufficienti. Questa diminuzione delle entrate è causata dagli stessi poveri che sono costretti a ridurre sempre più i loro consumi, e poiché lo Stato nel nostro sistema incamera i soldi tassando i consumi, quando questi diminuiscono, lo Stato aumenta le tasse per recuperare le entrate mancanti. Ma riguardo ai ricchi cui questa soluzione converrebbe il doppio?

Aldilà: I ricchi cominceranno a riflettere sulle dinamiche del sistema, arriveranno a sentire il pericolo di una rottura degli equilibri che finora li hanno mantenuti ricchi, il momento sarà quando un numero sufficiente di persone non avrà più niente da perdere.

Aldiquà: In che senso?

Aldilà: Nel senso che niente lavoro = niente reddito = niente casa = niente da mangiare. Sono dinamiche, siete ingabbiati in meccanismi economici e con il vostro sistema potete sopravvivere solo se ne fate parte.

Aldiquà: Ma quante cose sai!

Aldilà: Dovreste saperle anche voi, a dire il vero laggiù sulla terra ci sono persone che conoscono bene questi meccanismi, alcuni di loro sono perfino gli artefici di quest’architettura, gente talmente esaltata dal potere da non comprendere quanto il livello di equilibrio sia stato superato. Ma quando cominceranno a ragionare, ammetteranno che dietro i numeri del loro denaro non c’è alcun bene corrispettivo e che i loro capitali, che sono numeri digitali, potrebbero essere invalidati dal primo arrabbiato che si mettesse al governo dello Stato, o che una maggioranza decidesse di risolvere la questione con un semplice “a mali estremi estremi rimedi”…

Aldiquà: Si appunto come nella rivoluzione russa, quando i palazzi dei nobili sono stati tutti confiscati da…

Aldilà: Si anche se però in quel modo si voleva azzerato tutto, e badate che quel tutto dei pochi di allora non era così tanto quanto quello dei pochi di oggi.

Esiste un altro modo di essere rivoluzionari, e questo modo passa per un’evoluzione culturale, in cui ricchi e i poveri riparano insieme, i primi per comprendere che per loro si è trattata, purché consentita, d’un’abusiva concentrazione di potere, e i secondi per capire che è meglio conoscere le dinamiche che portano a certe derive.

Aldiquà: Per non farsi più fregare… certo a pensarci ora, dopo queste esposizioni, è assurdo che il dieci percento della popolazione detenga tutto e tutti gli altri nisba, siamo tutti esseri umani.

Aldilà: Poi ora che viene a mancare uno dei pilastri del vostro sistema, il reddito che proveniva dal vostro lavoro che è stato sostituito dalle macchine.

Aldiquà: Infatti a parte qualche misero aiuto che arriva a pochissimi, tutti noi non abbiamo alcuna protezione contro la disoccupazione, e sempre più siamo estromessi dai cicli produttivi. Eh già, l’hai detto anche prima che le macchine lavorano per noi.

Aldilà: E poiché le macchine lavorano al vostro posto e voi le avete inventate per migliorare la vostra qualità di vita, dovreste ritenervi eredi dell’ingegno e godervi le comodità raggiunte con le vostre tecnologie.

Aldiquà: E come?

Aldilà: Con un reddito, ergo bisogna che decretiate il reddito di cittadinanza come diritto universale, un’entrata mensile che ogni cittadino percepisca dalla nascita.

Aldiquà: Si, di questo reddito universale se ne parla molto, ma poi dove li prendiamo i soldi?

Aldilà: Dalla fiscalità monetaria, attraverso un prelievo percentuale dalla massa monetaria digitale, denaro elettronico attestato sui conti correnti nel circuito bancario.

Aldiquà: Prendere i soldi ai ricchi non è cosa facile…

Aldilà: Ve l’ho spiegato prima che invertire il sistema da esclusivo a inclusivo conviene al ricco il doppio che al povero.

Aldiquà: Già quella licenza matematica, spiegacela meglio.

Aldilà: Allora prima vi ho detto che quando un numero sufficiente di persone non avrà più niente da perdere insorgerà e cercherà soluzioni estreme, tutto ciò lo farà in uno stato d’animo rivendicativo, è già successo nella storia che ai ricchi fossero sottratti tutti i loro beni, avete studiato la rivoluzione russa o francese?

Aldiquà: In Russia i poveri erano talmente ridotti in miseria che i bolscevichi si vendicarono con l’espropriazione ai ricchi.

Aldilà: Vedo che cominciate a ragionare. I ricchi non vorranno arrivare a un punto di rottura tale da vedersi sottrarre autoritariamente tutti i loro averi, capiranno… e come se capiranno.

Aldiquà: Eh si i ricchi non hanno altra scelta, come quando in America per legge è stata abolita la schiavitù.

Aldilà: Esatto, e le leggi si possono contestare ma bisogna sottostarle, come fate voi cittadini e cittadine del vostro Stato.

Aldiquà: Invece con la fiscalità monetaria i ricchi contribuirebbero alla tassazione statale nella misura dei loro averi monetari, capitali che si ridurranno nel corso degli anni permettendo loro di continuare a mantenere livelli di benessere elevati per lungo tempo ancora.

Aldilà: Bravi finalmente.

Aldiquà: Per ricapitolare qual è la soluzione?

Aldilà: Fiscalità monetaria, reddito di cittadinanza, moneta elettronica.

Aldiquà: E in formula?

Aldilà: In ogni Stato il reddito di cittadinanza costruito sulla fiscalità monetaria digitale consente la redistribuzione del denaro ed è sempre equivalente all’assenza di povertà.

Aldiquà: In pratica un altro teorema di Pitagora… 

Aldilà: Chiamatelo teorema di Bellia.

Aldiquà: Bellia? e chi è?

Aldilà: Vi ricordate che ho anticipato di una settimana il nostro appuntamento?

Aldiquà: Già perché?

Aldilà: Perché mentre ero su internet, cercando le informazioni per risolvere il vostro problema, mi sono trovato sul sito di Nicolò Giuseppe Bellia e lì ho trovato la sua formula Antropocratica, una vera e propria piattaforma matematica, concepita da questo collega che come me è un logico. Quando egli capiterà dalle mie parti, vorrei proprio conoscerlo e cogitare con lui, senza fretta naturalmente…..

Giusy Romano

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4 risposte a La trappola sistemica

  1. bassopiano ha detto:

    In linea di massima condivido il pensiero antropocratico. Mi piacerebbe discutere del denaro che personalmente ritengo un’invenzione innaturale e quindi contrastante con la parola antropocrazia che automaticamente associo ad un sistema organizzativo basato sugli equilibri dell’uomo e dell’ecosistema nell’insieme, in cui ogni espressione di vita è complementare di un’altra.

    • Giusy Romano ha detto:

      Buongiorno Bassopiano,
      L’Antropocrazia può essere calata nell’attuale sistema semplicemente spostando la leva fiscale e istituendo il reddito di cittadinanza, un salto evolutivo è intrinseco nell’Antropocrazia. Il denaro condiziona le persone a seconda del sistema in cui esse vivono, se smettiamo di esserne dipendenti per sopravvivenza, il denaro smette di avere un potere ricattatorio e lo possiamo valutare solo come strumento.

  2. Joshua ha detto:

    sfortunatamente Pitagora si è dimenticato di un dettaglio, collegato alla capacità tecnologica dell’uomo moderno: i ricchi controllano degli enormi arsenali con i quali potrebbero persino distruggere il mondo qualche centinaio volte. E qualora i poveri iniziassero ad agitare troppo qualche bastone o qualche misero fucile da caccia, minacciando di azzerare i capitali fittizi dei ricchi, questi ultimi inventerebbero qualche scusa per usare tali armi e far rientrare nei ranghi i ribelli poveri. Il circolo vizioso si potrà esaurire solo quando non ci saranno più nullatenenti che vogliono entrare nel sistema produttivo / consumistico per pochi spiccioli. Per noi del “secondo mondo semi-ricco in declino” l’attesa sarà piuttosto lunga, in quanto di schiavi a buon mercato ce ne saranno in grande quantità ancora per molti anni, nei paesi del terzo e quarto mondo. Probabilmente si esauriranno prima le risorse del pianeta. Anche cosiddette le tecnoloigie “green”, che sopperiranno parzialmente a questa carenza di risorse, saranno sicuramente controllate dai ricchi e dal loro smisurato capitale non solo monetario ma anche tecnologico, nonchè di capacità creative, organizztive e gestionali, di cui, per ragioni socio culturali, purtroppo i poveri spesso difettano.

    • Giusy Romano ha detto:

      Buongiorno Joshua,
      Nella storia umana nessuna situazione e condizione sono mai rimaste immutate. L’uomo è in divenire e accoglie il cambiamento quando ne è costretto e se ne comprende la necessità. I ricchi e i poveri sono caratteristici di un’epoca che ha visto trionfare l’egoismo e la prevaricazione, ma pur sempre in uno stato di equilibrio.
      Ora questi equilibri sono stati dissipati dalle tecnologie che hanno escluso gli uomini dai cicli produttivi, e dai ricchi che hanno accumulato ricchezze senza limiti.
      A meno di sterminare in massa tutte le persone che non hanno vinto alla lotteria del lavoro, dobbiamo accogliere un nuovo sistema che includa tutti gli esseri umani. Un modello che può rispondere alle esigenze moderne e correggere gli errori dell’attuale sistema è l’Antropocrazia.

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